| NON TESTATO SU ANIMALI |
| Felicia Pioggia - 3/10/2003 |
I test alternativi alla sperimentazione animale cominciano ad apparire non più come un’opzione ideologica dei più radicali ambientalisti quanto un obbligo per legge. Formulatori, medici specialisti, laboratori di analisi, ricercatori, enti di certificazione, marketing, pubblicità, stampa….:è stupefacente scoprire il mondo che lavora dietro gli slogan pubblicitari consentiti dalla legge per la vendita di prodotti! Se ne stanno occupando sempre più gli ordini professionali e gli avvocati per quanto riguarda i casi di pubblicità ingannevole. E se ne stanno da anni occupando le aziende, in particolare quelle del comparto cosmetico, per il gran daffare scientifico e procedurale provocato dalla necessità di uniformare le buone pratiche di produzione alle normative europee, tuttora in corso di definizione. Basti pensare che ancora recentemente, con un emendamento pubblicato a marzo 2003, è stato definitivamente vietato il ricorso alla sperimentazione animale sui prodotti cosmetici: le aziende hanno ora un arco di tempo di altri dieci anni (2003-2013 , dalle materie prime fino al prodotto finito) per uniformarsi. La Comunità Europea è impegnata in prima linea a verificare qual è il rischio associato a ciascuna delle 30.000 sostanze chimiche impiegate.Tutto ciò avviene non soltanto per tutelare la sicurezza del cittadino quanto per risparmiare sugli 8.68 bilioni di euro e sui 12.8 milioni di animali vertebrati, tra mammiferi e pesci, impiegati nella pratica della sperimentazione animale (dati ECVAM, http://ecvam.jrc.it).Un risparmio che sarà possibile rielaborando le informazioni fin qui raccolte dai test esistenti e grazie alla riconversione strutturale che di fatto sta procedendo di pari passo con la diffusione dell’informatica nella quotidiana vita civile, scientifica e produttiva. Paradossalmente i test animali su sostanze chimiche impiegate in cosmetica rappresentano solo l’1% del totale a fronte di un 61% per il medico-farmaceutico, il 15% per i contaminanti ambientali, il 12% per l’industria, il 9% per l’agricoltura e il 2% per additivi alimentari. Ma tant’è. Poiché in cosmetica i test sono effettuati per via cutanea sono già in partenza i più sicuri: si tratta per lo più “solo” di confermare una sicurezza già documentata dalle pubblicazioni dei precedenti test.Un processo che tuttavia comporta fasi di analisi e di validazione delicatissimi e tempi molto lunghi. E’ solo l’inizio .L’altra faccia della medaglia, in cosmetica, sono gli aspetti etici e scientifici relativi ai test in vivo su volontari umani. Ma questo è un altro capitolo. Se ne parlerà a In Cosmetics in Fiera a Milano il prossimo mese di aprile 2004 a cura della SICC, Società Italiana dei Chimici Cosmetologi (www.sicc.it).
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Internet: ECVAM.JRC.IT |
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Testata
telematica registrata al numero 99 8 febbraio
2002, Tribunale di Milano. |
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